Eccoci qua con un'altra degustazione, un duro lavoro ma qualcuno dovrà pure farlo e io mi sento in obbligo di sacrificarmi per voi. Giornata fredda e piovosa, sembra di essere in un clima piemontese e non nella mite Pianura Padana. Il vino preso in esame oggi è una bottiglia importante non solo per il nome che porta ma anche per quello che c'è all'interno: Barolo Cascina Francia 2008 Giacomo Conterno. Vino rosso del Piemonte, uno dei più tipici e rappresentativi della regione, direttamente da uve Nebbiolo uno dei re tra i vini italiani che corrisponde al nome di Barolo. Il clima è ideale, le pietanze lo diventeranno, non importa infatti ciò che mangerò ma che cosa berrò. Lo stappo alle nove del mattino e, anche se giovane, sono convinto che alcune ore di aria non gli faranno certo male. Dopo ore di faccende domestiche e impegni familiari è giunta l'ora di sedersi a tavola chiamati dal perentorio comando della donna di casa che allo scoccare dell'una come un vecchio campanile preciso come un orologio svizzero, urlacchia: "E' pronto!". Quest'ordine è come un dolce suono che entra con forza nelle mie orecchie perché mi ricorda l'appuntamento settimanale sempre tanto atteso. Mi siedo con il bicchiere vuoto davanti, e come sempre il momento diventa importante. Mi chiudo nel mio mondo pieno di silenzio e concentrazione, prendo la bozza e verso il vino nel calice. Colore stupendo, fantastico, invidiabile: rosso intenso con riflessi granata ma non aranciati, segno sì che il tempo passa, ma quanti anni ancora davanti! Il naso è un'apoteosi: frutta matura a bacca rossa, con in rilievo alcuni accenni di marasche, ma il bello viene dopo la seconda sniffata dove si percepiscono il cuoio, il tabacco, il cacao, la liquirizia, il legno di cedro, le spezie, le confetture di marmellata di prugne e chi più ne ha più ne metta, sembrano infiniti. Ma la cosa più significativa di questo imperatore rosso del Piemonte è quello che succede in bocca. Il primo sorso ti pulisce la bocca da tutto ciò che avevi mangiato prima, dal secondo in poi comincia a farsi scoprire. Al palato risulta un nettare delizioso, opulento, prezioso, accattivante, potente, lunghissimo e molto persistente. L'acidità è spettacolare e ancora vivissima, la bocca ti rimane asciutta e vogliosa di assaporare ancora quel dolce flusso di liquido rosso inebriante, caldo, alcolico, equilibratissimo ma ancora un po' giovane, capace però di raccontare già un pezzo di storia che si trova nelle vecchie radici delle non più giovani vigne da cui provengono i meravigliosi grappoli pieni di sapienza ed esperienza, di calma e sobrietà, di intelligenza ed eleganza, di rispetto e di pacatezza. A volte mi viene chiesto con che cosa si possa abbinare qualche vino e in alcuni casi, come questo, non sempre è facile la risposta perché a mio avviso se uno sceglie di bere un prodotto del genere, sceglie di aprirlo e di andare incontro ad un'esperienza unica, certo non si metterà a mangiare pesce, ma se si troverà davanti ad un piatto di salumi certo non li lascerà lì, ma li mangerà avidamente per non sentirsi ubriaco dopo il primo bicchiere! Comunque sia trovo che con piatti a base di carni rosse, di brasati, di arrosti, di formaggi belli stagionati si esprima al meglio questo vino. Il rapporto qualità/prezzo può non sembrare molto vantaggioso, ma credo che per chi ha partecipato attivamente alla storia vitivinicola del Piemonte sia un atto dovuto, considerata la qualità del prodotto esaminato...che fortuna anche oggi!




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