• Artigianali

  • Lieviti indigeni

  • Biologici

Cupano Sant'Antimo Ombrone 2016

41,48 €
+ -

Descrizione

Dettagli del vino

Il 1996 è la data da segnare per l'inizio dell'avventura di Lionel Cousin e la moglie Ornella nelle terre del Brunello

Durante questa annata quello che oggi è conosciuto con l'appellativo "il francese" acquisisce quella che oggi è conosciuta come la Cantina Cupano.

L'approccio aziendale seguito nelle terre toscane è stato quello del rispetto dei principi naturali della coltivazione con l'inserimento di metodologie biologiche e biodinamiche.

Il Cupano Sant'Antimo Ombrone 2016 è un rosso che lascia senza parole ottenuto da Cabernet Sauvignon e Merlot.
Colore rosso rubino, naso con richiami al cioccolato, alle note tostate ed alla ciliegia, senza dimenticare le note vegetali. Sapore denso,lungo e persistente con un forte tannino.

 

SPEDIZIONE GRATUITA PER ORDINI SUPERIORI AI 79 EURO

Colore

Rosso rubino carico.

Olfatto

Seducente con sentori di ciliegie nere e cassis, seguiti da cioccolato e note tostate, con le immancabili sfumature vegetali ed erbacee.

Gusto

Opulento e denso il sorso, energico nella trama tannica, caldo e consistente, lungo nella persistenza.

Dettagli

Caratteristiche

ANNO 2016
VITIGNI Cabernet Sauvignon, Merlot
ALCOL 14.00
FORMATO 0,75 L Standard

Dettagli

Informazioni

CLASSIFICAZIONE DOC Sant'Antimo
TEMPERATURA 16-18
UBICAZIONE Podere Centine (SI)
PRODUZIONE ANNUA 0
DECANTAZIONE 1 ora
TIPOLOGIA Rossi

Dettagli

Premi

ESPERTO ANNO VOTO
ESPERTO ANNO VOTO
Wine Advocated 2008 92

Recensioni degli utenti:

Non ci sono ancora recensioni per questo vino. Facci sapere la tua opinione!

Cantina

Nome: Cupano
Anno avviamento: 1996
Ettari coltivati: 4
Nome enologo: Lionel Cousin
Indirizzo: Podere Centine (SI)
Sito web: www.cupano.it

La nostra storia con Montalcino è cominciata nei primi anni settanta. Viviamo su una collina di sassi sopra l’Ombrone, che assicura drenaggio, ricchezza di minerali e una vista meravigliosa, e che anno dopo anno si rivela essere “un vrai, grand terroir”. Il nostro mentore è stato Henri Jayer di Borgogna con le sue ferree convinzioni: pochi ettari, vino fatto in vigna, nessun pesticida o fertilizzante chimico, rese limitate in vendemmia eliminando ancora sulla tavola di cernita ogni traccia di uva non matura o ammuffita, lieviti autoctoni, malolattica sulle fecce fini in barriques francesi di media tostatura. Carlo Ferrini ha scelto i terreni e le barbatelle, il sesto d’impianto, l’altezza dei cordoni. François Bouchet fino alla sua recente scomparsa ci ha iniziato alla biodinamica, la biodinamica semplice ed efficace di un vecchio vagnaiolo quale lui era. E quando Giulio Gambelli, fissandoci in silenzio con il bicchiere in mano, si avvita l’indice sulla guancia, imbottigliamo. Grazie a questi maestri cerchiamo di mettere nel vino una stagione, la memoria, il paesaggio, un incanto.