Osvaldo Viberti Dolcetto Alba Galat 2019

12,14 €
+ -

Descrizione

Dettagli del vino

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Colore

Rosso rubino.

Olfatto

Profuma di piccoli frutti e ciliege.

Gusto

In bocca si presenta fine e di pronta beva.

Abbinamenti

Vino da tutto pasto, antipasti importanti e primi piatti saporiti.

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Caratteristiche

ANNO 2019
SISTEMA DI ALLEVAMENTO Guyot
ALCOL 13.00
FORMATO 0,75 L Standard

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Informazioni

CLASSIFICAZIONE DOC Dolcetto d'Alba
TEMPERATURA 16-18
UBICAZIONE Frazione Santa Maria La Morra (CN)
TERRENO Argilloso-calcareo.
VINIFICAZIONE Fermentazione di 6 giorni.
DECANTAZIONE 1 ora
TIPOLOGIA Rossi
RESA ETTARO 65 q

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Cantina

Nome: Osvaldo Viberti
Nome enologo: Sergio Molino
Indirizzo: Borgata Serra dei Turchi, 95 - Frazione Santa Maria La Morra (Cn)
Sito web: www.vibertiosvaldo.it

All’inizio degli anni ‘90, Osvaldo Viberti decide di subentrare alla conduzione dell’azienda agricola che i nonni Assunta e Tistin con molto sacrificio avevano creato lasciandola in eredità al figlio Gino. Una vecchia foto ritrae le tre generazioni intente alla pigiatura delle pregiate uve nella piccola cantina situata nella Borgata Serra dei Turchi. Osvaldo oggi si dedica in modo costante alla conduzione dell’azienda agricola insieme a Carla e ai giovani figli Anna e Paolo restituendo la forte passione che ha accomunato, negli anni, ogni generazione appartenuta alla propria famiglia. Gli ettari coltivati a vigneto nell’azienda sono circa dieci, la maggior parte dei quali votati al vitigno Nebbiolo da Barolo (circa 4,30) al vitigno Barbera (circa 3), al vitigno Langhe Nebbiolo (circa 0.70) al vitigno Dolcetto (circa 1) e al vitigno Nascetta (circa 1). I consigli dell’enologo Sergio Molino avvalorano la filosofia di Osvaldo fondata sulla convinzione che per creare vini di eccellenza siano necessari tanti ingredienti: il clima, la composizione del terreno, la posizione geografica del vigneto, lo scrupoloso lavoro teso alla perfetta maturazione dei frutti, la cura costante delle viti, l’attenta selezione dei grappoli migliori, le lavorazioni meticolose in cantina e infine, ma non certo per ultima, una grande passione per il vino di qualità. «Nel 1993 sono entrato con entusiasmo nel mondo del vino, dando così continuità al progetto iniziato dai miei nonni Battistin e Assunta e dai miei genitori Gino e Marisa. Ho trascorso la mia infanzia immerso nella realtà agricola, soprattutto in compagnia dei miei nonni, imparando attraverso i loro gesti e le loro parole, i ritmi delle stagioni, i meravigliosi meccanismi del mondo animale e vegetale, sperimentando il grande amore, la totale dedizione e la fatica che il mestiere dell'agricoltore comporta. Molte foto mi ritraggono per mano del mio adorato nonno che seguivo testardamente ovunque. C'è un'immagine che mi è particolarmente cara ed è quella scattata nella nostra piccola cantina in tempo di vendemmia, che mi immortala all'età di dieci anni insieme a mio papà e a mio nonno mentre pigiamo le uve con una cigolante pigiatrice manuale. Mio nonno ha conservato con cura questa foto dentro un libro di preghiere ed io l'ho ritrovata alcuni anni dopo la sua morte, quando ormai ero diventato adulto e le mie mani si erano fatte del tutto simili alle sue. L'amore per la terra, maturato nel frattempo, come un seme che germoglia in silenzio, iniziava allora a segnare le mie scelte. Ritrovarmi vignaiolo è stata una logica conseguenza di un lungo processo iniziato molto tempo prima. Sono felice ed entusiasta di questo cammino, mi sento un privilegiato per il mio lavoro, faticoso eppure appassionante. Vivere in questo territorio meraviglioso delle Langhe rappresenta un dono immenso che mi è stato fatto dalle generazioni che mi hanno preceduto. Un giorno tutto questo apparterrà ai miei figli, se lo vorranno. Oggi, proprio come me, possono godere della fortuna di vivere esperienze straordinarie a contatto con la natura. Seguire il ciclo della vite nelle varie stagioni: i primi germogli della primavera, la rigogliosa attività estiva, la maturazione dei grappoli. E la festa della vendemmia, la trasformazione quasi magica in vino, mentre l’autunno stempera i suoi colori incredibili. Infine, lo spoglio con i primi freddi. Il riposo invernale, quasi una morte apparente. E poi, di nuovo, la vita.»