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Possa Rosé d'Amour 2019

19,52 €
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Descrizione

Dettagli del vino

Amare la vigna, le viti ed il vino, molte volte vuol dire andare oltre ogni ostacolo rappresentato da terreni spigolosi e coltivazioni difficili da eseguire. 
La Cantina Possa è la testimonianza di come queste difficoltà sia possibile superarle grazie al duro lavoro ed alla voglia di produrre vini unici e dalla spiccata personalità.

Samuele Bonanini è il vincitore di questa scommessa e colui che ha garantito la realizzazione di vini in un ambiente difficile ma dalle grandi potenzialità.

Ogni lavorazione viene svolta a mano, nonostante le difficoltà, compresa quella dei vitigni Bonamico e Moscato Rosso, dai quali nasce questo splendido  Rosè d'Amour.

Le uve sono coltivate con l'antico metodo della pergola bassa, le fermentazioni sono spontanee e la lavorazione avviene in acciaio.

Un vino biologico  profumatissimo, in cui si sente il mare, salino e morbido. Uno di quesi rosè che non smetteresti mai di bere durante una calda giornata estiva.

SPEDIZIONE GRATUITA PER ORDINI SUPERIORI AI 79 EURO

Olfatto

Profumi nitidi, di frutti di bosco, lampone, mirtillo, ribes, arancia, mandorla e le erbe della macchia mediterranea.

Gusto

In bocca è molto morbido e sapido, di buona acidità.

Abbinamenti

Formaggi freschi, salumi e piatti a base di pesce affumicato.

Dettagli

Caratteristiche

ANNO 2019
SISTEMA DI ALLEVAMENTO Pergola bassa.
ALCOL 13.00
FORMATO 0,75 L Standard
RACCOLTO 40 Hl

Dettagli

Informazioni

TEMPERATURA 10-12
UBICAZIONE Riomaggiore (SP)
TERRENO Pietrisco di arenaria.
AFFINAMENTO Affinamento in tini di acciaio inox per 6 mesi.
PIANTE PER ETTARO 6000
VINIFICAZIONE Pressatura diretta dei grappoli, fermentazione spontanea.
TIPOLOGIA Rosati

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Premi

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Cantina

Nome: Possa
Indirizzo: Via Telemaco Signorini, 91 - Riomaggiore (SP)
Sito web: possa.it

Possa nasce dal legame fra il sogno condiviso di far rivivere una valle e il progetto di costruire un’azienda agricola. Avevo appena 40 giorni quando i miei genitori mi portarono per la prima volta a Possaitara. Una valle con un microclima particolarissimo che fino a poco tempo fa era destinata a scivolare inesorabilmente verso il mare, trascinando con sé, oltre ad alcuni secoli di storia, anche uno dei sentieri più suggestivi delle Cinque Terre, quello che conduce a Canneto. Vi ho trascorso ogni periodo di vacanza e momento libero durante l’infanzia e l’adolescenza e ricordo ancora come una buona parte di quella valle fosse lavorata, ricordo le persone che la curavano, da Pino a Enzo, da “Giemo” a Variste, Ilario, Renzo, Aldo e tanti altri, persone che coltivavano questo difficile territorio solo per la soddisfazione di farlo per portare a casa qualche limone, un po’ di uva da sciacchetrà e alcune primizie, privilegio di questa costa dato dall’esposizione particolare. Col passare degli anni, mentre io crescevo, i personaggi conosciuti a causa dell’età lasciavano il duro lavoro della coltura della valle e l’abbandono via via prendeva il sopravvento, fino ad arrivare alla fine degli anni novanta, quando erano rimaste coltivate solo poche porzioni di terrazzamenti e le frane avevano ormai devastato il profilo del versante e distrutto parte dei terrazzamenti. La cosa più facile che avrei potuto fare sarebbe stata quella di lasciare la valle al suo degrado e ad una lenta agonia, nessuno, vista la mia giovane età e l’impervietà della zona, avrebbe mai avuto da dire, ma non era così facile.