I migliori vini fatti in anfora

Le anfore: moda o storia?
Una volta venivano utilizzate per la conservazione degli alimenti, ma dopo qualche tempo sono cadute in disuso. Ad oggi sono tornate alla ribalta grazie al fervore dei produttori che hanno impiegato il loro utilizzo non solo nella produzione del vino, ma anche per la produzione di birra e distillati.
In Georgia i produttori hanno conservato nei secoli i metodi e le tecniche di produzione antiche: nei vasi in terracotta, chiamati QVEVRI,il vino nasceva, si affinava ed era funzionale al trasporto da una sponda all’altra del mare. La storia delle giare in terracotta risale all’età della Magna Grecia e con gli etruschi questa metodologia venne diffusa in Italia.
Ma quali sono le caratteristiche vincenti di questa produzione? Innanzitutto, era il metodo naturale più facile da adottare e, inoltre, grazie alle caratteristiche chimico-fisiche del materiale si creava un isolamento termico tale per cui la conservazione del vino risultasse perfetta.
La tradizione si è mantenuta viva grazie all’UNESCO che ha inserito nella lista dei patrimoni culturali intangibili dell’umanità i qvevri. Oggi si è voluto riprendere quella che è stata una delle più antiche tecniche di conservazione del vino: nel mondo enoico, i produttori di vino hanno ripreso la tradizione da una decina di anni.
Anche se c’è chi non ha mai smesso, come il produttore di vino JOSKO GRAVNER. In Italia è stato il primo a sperimentare le tecniche di vinificazione imparate in Georgia e dal 2000 ha sostituito tutti i contenitori della sua cantina con i qvevri georgiani.